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"I M P E R T I N E N T E" by Piero Sampiero

Non scandalizzarti se non di te stesso (Mino Maccari) Il contrario di quel che dico mi seduce come un mondo favoloso (Leo Longanesi)

Questo è un post temporaneo che non è stato eliminato. Eliminalo manualmente. (27035625-bcea-4efd-abfc-0f2989113cd7 – 3bfe001a-32de-4114-a6b4-4005b770f6d7)

Grazie Lilli Gruber e a Pietrangelo Buttafuoco ho assistito ieri ad una bella trasmissione di otto e mezzo dedicata all’ultimo libro di Vittorio Sermonti, il celebre lettore di Dante, scrittore prolifico a 84 anni e soprattuto autore senza peli sulla lingua e dalle idee chiare.

Le metamorfosi di Ovidio, la sua ultima fatica, mettono in luce il suo amore per la cultura classica ed il valore purtroppo misconosciuto nella formazione e nella difesa di una identità italiana.

Le nostre radici ci consentono di pensare al futuro consapevolmente. Parole inusitate in un periodo in cui le iscrizioni al Liceo classico sono in netta e costante diminuzione, segno di una mutata attenzione da parte delle nuove generazioni, sempre più dimentiche di un passato che dovrebbe continuare a vivere dentro di noi per orientarci nella contemporaneità.

Sermonti si era già distinto, unico fra tutti, per aver criticato gli spettacoli di Benigni dedicati alla lettura inappropriata della Divina Commedia. Intrepido nelle proprie salde convinzioni sul classicismo e la tradizione letteraria del nostro paese, appare un combattente deciso ad andare fino in fondo per stabilire i legami tra il popolo e la sua storia, tra la comunità e la sua lingua (una bellezza inesauribile l’Italiano, ha affermato nel corso del dibattito televisivosenza esitazioni).

Ce ne fossero d’intellettuali tosti come lui, un vecchio fusto non incline alle mode e alla svendita della nostra terra in omaggio alla globalizzazione.

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Come non votare per Giannino e i suoi amici? Le cose dette al Teatro Quirino appaiono anche non stereostipate ( il welfare non si abbatte, si ricrea )inducono al consenso elettorale dei moderati. Gli intervenuti hanno pronunciato parole appropriate sul piano tecnico ed economico, elencato fatti veri ed insopportabili e denunciato senza peli sulla lingua una classe politica decotta e parassitaria. Lo spettacolo è stato ben rappresentato ed ha avuto applausi semntiti e calorosi, ad indicare che finalmente qualcosa si muove in direzione di una buona politica. Eppure i maestri saliti sul palco pur esprimendo argomenti eccellenti lasciavanono un po’ la bocca asciutta. Mancava la visione di un avvenire non esclusivamente legato all’Homo Oeconomicus, che si ponesse un po’ più in là dello stretto economicismo. Populismo tecnicista? Forse è proprio questo è il limite. Per lanciare il cuore oltre lo steccato, bisognerebbe aver appreso qualche lezione della ‘Psicologia delle folle’ di Le Bon. Non è sufficiente che l’amico Falasca invochi un anticipo dell’età scolare, il raddoppio dei progetti ‘Erasmus’ e la rivoluzione digitale. Una rivoluzione autentica,seppure non violenta, coinvolge ragione e passione; genera un fuoco rigeneratore ed una volontà di programma comune per uomini e cittadini che vivono la vita nella sua complessità, nelle più varie sfaccettature e rifiutano di riconoscersi in una sola dimensione. Dunque? Si può votare per i gianniniani (movimento non certamente all’altezza dell’antico e vivace ‘Uomo qualunque’, augurandosi che prendano i voti dell’ex pdl, sperando peraltro che la battaglia la vinca Grillo, sbaragliando la vecchia e maleodorante partitocrazia con tutte le sue patetiche e pericolose lobby.
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Guardando il pdl, abbiamo di fronte una massa informe e purtroppo allo sbando…e, secondo me, per nulla destinata a vincere.
Il berlusconismo, tradito dallo stesso leader un tempo carismatico, lascia una triste eredità ed una infinita serie d’ imprese nefaste consumate da un branco di furbetti a livello nazionale e locale, privo di cultura di governo e dedito al proprio personale tornaconto.
Uno spettacolo degradante, che ora lascia il campo a personaggi poco credibili come la Santanchè, la quale vorrebbe rottamare tutti per occupare la scena ( con quali meriti non si sa). L’ineffabile Santanché pensa che gli elettori moderati (o no) abbiano la memoria corta?Persevera nel ruolo di pasionaria berlusconiana, di rottamatrice del centro-destra, dopo che per anni ha perseguito le sue personalissime ambizioni di arrampicatrice, dando vita ad equivoche esibizioni e volgarissime polemiche, con un pedigree  punteggiato di sostegni pubblicitari e frequentazioni poco affidabili, nel nome della più furbesca ideologia: ”levati tu che mi ci metto io”.Che contributo possa dare alla rifondazione dell’area liberal-popolare Dio solo lo sa. E’ certo che il suo sgangherato appeal può portare più danni che benefici ad una seria opera di ricostruzione della politica dell’ex pdl.

Il ruolo che meglio le si attaglia è quello di teen ager un po’ attempata e di interlocutrice permalosa del ‘mitico’ Zucchero, nelle esibizioni canore condite d’insulti contro i neo-ricchi della dorata Costa Smeralda.

Se l’Alfano non corre subito ai ripari e vince il proprio complesso d’inferiorità rispetto al padre- padrone, contrapponendosi alla sinistra e ai giochetti interni di potere, che prilegiano solo chi vuole conservare le poltrone anche con la ‘nuova’ legge elettorale sarà difficile evitare la débacle.
Torni il delfino alle indicazioni dei referendum Segni e dia un segnale vero di riscossa, all’insegna di quella rivoluzione liberal-popolare tradita nei fatti e sia la voce della protesta dei ceti medio-piccoli e deboli contro uno stato partitocratico, che giorno per giorno ci porta verso la schiavitù più estrema

Crediamo che il clima ecumenico tra laicissimi atei e religiosissimi pacifisti abbia suscitato un’euforia ingiustificata nella mente di Monsignor Ravasi accorto commentatore de ”La domenica”de Il sole 24 h nella sua universalistica rubrica denominata il ”Breviario”: alla presenza del Capo dello Stato e forse proprio per questo, dimentico delle profonde sottigliezze descritte da un Santo come Tommaso, sempre più dimenticato, dai sacerdoti di professione, ha parlato di tasse e di peccati. Chi non paga le tasse è un peccatore ha detto angelicamente il robusto personaggio, dimentico dei numerosi suicidi e della disperazione di tanti imprenditori e no, che non sanno come raggiungere la seconda settimana per sopravvivere e delle innumerevoli scandalose dilapidazioni di denaro poubblico da parte di privati, regioni, comuni province e partitocrati di stato.
Peccato. Ricordavamo una chiesa schierata dalla parte del cittadino contro il potere. Ora i rappresentanti del cristianesimo scrivono sui giornali confindustriali e fanno  propaganda per equitalia, dimenticandosi del travaglio infinito dell’Imu sui beni ecclesiastici e dei molti affari poco trasparenti con la cricca da parte dei finanzieri vaticani.

Si fa presto a dire ‘riformare’.

Se non si smantella la partitocrazia, qualsiasi riforma conserverà il male che ci affligge da un cinquantennio.

La tradizione comunale con la sua storia passata è un conto, ma rifondare lo stato con la valorizzazione dei comuni sarebbe peggio che andar di notte… Un rimedio peggiore del male.

Gli sprechi, l’inefficienza e il clientelismo cominciano da lì. Senza generalizzare non si vedono in giro che sindaci demagoghi incompetenti e ben pagati con i soldi del contribuente.

Si vedano poi gli organici dei dipendenti e, tanto per fare un esempio gli stipendi da nababbi dei vigili urbani,con la prerogativa d’incassarsi percentuali sulle multe.

Non parliamo poi delle lungaggini burocratiche, soprattutto in materia edilizia coi rimpalli tra ente locale e uffici di tutela(fonte d’intrallazzi ed inconcludenza a non finire).

Nei comuni forse basterebbero dei ‘city manager’ e una selezione rigorosa di collaboratori efficienti.

Quanto alle regioni, le teorie di Miglio con tre macroregioni ed un federalismo fondato su efficienza imparzialità ed ecomicità sarebbero forse la via d’uscita dal marasma attuale.

Ma prima d’inseguire progetti di rinnovamento, la riforma più urgente è l’abbattimento di quello che Panfilo Gentile denominava la ‘democrazia mafiosa’ del nostro sistema.

Quale partito o movimento in Italia è in grado

di riformare se stesso?

Non ho voluto mancare all’appuntamento col mare nel giorno di Ferragosto e ho dovuto espiare il tentativo di ritrovare il fascino di un’antica bellissima spiaggia nel Golfo di Marinella ad Olbia.

Ma quale Sardegna, quali Coste incontaminate, quale Natura intatta?

La spiaggia è un delirio: sembra Fregene con centinaia di persone che con pochi metri a disposizione fanno perfino fatica a respirare.

Una vergogna dovuta alla follia dei governanti locali che hanno più a cuore l’interesse di ombrellai, ambulanti, noleggiatori di surf, venditori di panini, ristoratori improvvisati, parcheggiatori abusivi ed una masnada di magliari in cerca di facili affari. Altro che tutela della bellezza e dell’ambiente. Uno scandalo osceno anche per chi ormai è abituato alle lordure del nostro tempo.

Povera Marinella, violentata da amministratori locali insipienti e un po’ idioti, prima che dalle torme di turisti coatti incapaci di apprezzare la Sardegna quale dovrebbe essere e stupidamente lieti di esserci soffocati dalla folla, la stessa degli stadi e dei raduni dei nuovi barbari in lungo e in largo per l’Italia.

Addio amate sponde della Gallura!

 

E’ stato ripubblicato da Sellerio ‘’Il diario di un giudice’’, edito per la prima volta da Einaudi nel 1956, con una postfazione poco accorta di Andrea Camilleri, il quale ha in mente una figura diversa di magistrato, un po’ più terra terra, immerso nella società civile, uomo tra gli uomini ed anche affetto da strabismo o partigianeria come un comune cittadino e non alieno dai richiami della politica, materia poco commestibile, a nostro parere per chi voglia esercitare un potere imparziale, servo solo della legge e del diritto.

Il fatto è che dopo Troisi, che pure fu un intellettuale aperto al mondo contemporaneo, sofferente per il ruolo pesante di chi deve emettere sentenze, che comunque incidono sull’anima e la carne dei nostri simili, si è persa nella nebbia la funzione un tempo definita, non senza ragione, sacrale del giudicare.

Oggi si parla tranquillamente perfino di un partito dei giudici o di una casta nel senso corporativo del termine e non nel senso teologico di un tempo.

Giudici come Troisi, esempio cristallino di onestà morale, di coscienza critica del sistema giudiziario, modello di servitore dello Stato, tormentato dal dubbio e dalla sensibilità della costante ricerca della verità, non esistono più: abbiamo solo burocrati. martelletto_animato

Leggere Piero Buscaroli nel suo ultimo libro ‘’Dalla parte dei vinti’’ (Mondadori ed., 2010, 27 euro) è come addentrarsi in un’enciclopedia vivente.

Intanto si comincia in punta di piedi a centellinare parola per parola, per poi inoltrarsi nella narrazione con timore reverenziale per l’approccio a temi e concetti  profondi, dal risvolto classico: una prosa avvincente, ineffabile, profetica, aurea.

Ha la compostezza, la ricchezza di linguaggio, la cura e la raffinatezza di un signore rinascimentale, che apprezza e condivide tutti i campi del sapere, nel rappresentare luoghi di conoscenza frequentati con inimitabile sprezzatura ed acutezza d’intelletto, il frutto succulento di studi, educazione, dimestichezza con il bello acquisita fin  dall’infanzia.

La  scrittura togata ed affascinante, al tempo stesso,  ne fa uno degli ultimi valenti, poliedrici, poligrafi del novecento.

Le frasi s’incastonano nei capitelli della storia come fregi di rara eleganza e scandiscono il distacco dalle generazioni successive, irrimediabilmente precipitate nella banalità della massificazione.

Cacciari,  filosofo e suo parente, uno dei più vivaci intellettuali non conformisti del nostro tempo, segna la distanza tra due epoche: a seguire le descrizioni dell’austero autore del cennato libro, interprete e commentatore degli anni della seconda guerra mondiale e di quella fratricida del nostro paese, protagonista lucido e critico implacabile dei turbolenti eventi post-bellici e della decadenza dell’Europa, il barbuto ex sindaco di Venezia, pur con la sua passione per la geo-politica, fa la figura di un alunno indisciplinato e poco diligente, un po’ superficiale e monello.

Guai ad azzardare paragoni con chicchessia.

Nessuno può eguagliare Buscaroli per erudizione e vastità di esperienze, scienza e   saggezza impervia, onestà e la chiarezza di idee ed  l’ intrepido caratteraccio: egli non si discute, è semplicemente un monstrum, a cui inchinarsi con deferenza ed ammirazione e rispettoso ossequio.thumbnailCAMDVMZ6

Amare Mirò mi pare del tutto naturale: vedi i suoi quadri e istintivamente ti senti immerso nell’universo di luci e colori, di segni e simboli grafici, che sono un canto d’amore per la libertà, per la natura sospesa tra realtà e sogno, in un mondo lontano dalle brutture dell’uomo. Il pittore catalano dipinge come se componesse dei versi, seguendo il proprio inconscio: distrugge la materia per creare immagini, che descrivono il senso più profondo dell’essere e mettono a nudo l’anima umana più vera, superando i limiti della quotidianità, senza recidere i legami con la madre terra. Le sue opere leniscono i dolori, le sofferenze, le violenze inflitte alle creature indifese e fragili: sono una difesa contro il pessimismo catastrofico delle persone delicate e sensibili. Un filo d’erba, il sorgere del sole, l’incanto delle notti stellate, l’aspirazione all’armonia, l’amplesso senza riserve con l’eros divino. Come i tanti ammiratori della sua pittura poetica, me ne innamorai per caso, inconsapevolmente, restando stupefatto di fronte al miracolo della sua fatica. Pur non avendo avuto alcuna attenzione per la modernità di certi movimenti ed autori, l’incontro con le sue creazioni, mi dette la sensazione netta che non esistono schemi e suddivisioni, categorie, paradigmi, etichette nell’arte e che è possibile ancora incantarsi, come notava il grande Orazio Flacco, di fronte al bello, perché il pregio estetico ti colpisce immediatamente.